● 2000-2009

XX edizione – stagione 1999-2000 Milano, 4 maggio 2001

migliore spettacolo: Dialogues des Carmélites di Francis Poulenc – Teatro alla Scala, Milano
per l’appassionata e raffinata lettura musicale di Riccardo Muti, e lo spettacolo sobrio ma avvincente di Robert Carsen, con le scene di Michael Levine e i costumi di Falk Bauer.

novità assoluta per l’Italia: Sur incises di Pierre Boulez eseguita a Venezia e Milano.

direttore: Vladimir Jurowski
per le seducenti e mature esecuzioni di “Jenufa” di Janacek (NA), “Faust” di Gounod (GE) e “Pelléas et Mélisande” di Debussy (BO) e con l’Orchestra Verdi di Milano.

regista: Denis Krief
per la “Lucia di Lammermoor” (CA) ricreata con ammirevole forza drammatica, seppure attraverso la rinuncia ai tradizionali gesti melodrammatici, nonché per le due “Turandot” (Busoni e Puccini) realizzate a Sassari, e “Carmen” per lo “Sperimentale” di Spoleto.

scenografo: Michele Canzoneri
per l’immaginifico uso della materia e dei colori nell’originale messinscena di “Norma” di Bellini (Catania).

costumista: Carlo Diappi
per i costumi di “Ariadne auf Naxos” di Richard Strauss a Milano.

solista: Arcadi Volodos
per le raffinate e potenti esecuzioni di Ferrara e Roma.

cantanti: Fiorenza Cedolins
per La bohème” (Macerata), “Il trovatore” (Parma) e “Adriana Lecouvrer” (Trieste) e
Marcelo Alvarez
per “Lucia di Lammermoor” (Cagliari) e “La traviata” (Maggio Musicale Fiorentino).

iniziativa: Prime esecuzioni moderne, integrali e in lingua originale, di Roland di Piccini e “Robert Le Diable” di Meyerbeer (Martina Franca, XXVI Festival della Valle d’Itria).

premio speciale: Associazione per la musica antica “Antonio Il Verso” di Palermo
per la conclusione del progetto di esecuzione e registrazione di tutte le opere di Monteverdi affidato a Gabriel Garrido, e realizzato nell’ambito dell’Estate Musicale del Teatro Massimo.

premio “Filippo Siebaneck”: Fondazione Centro di Musicologia “Walter Stauffer” di Cremona
per l’instancabile opera di mecenatismo rivolta da più di trent’anni all’insegnamento della liuteria classica, della musicologia e della pratica degli strumenti ad arco, di cui i Corsi di perfezionamento (affidati a Salvatore Accardo, Bruno Giuranna, Rocco Filippini e Franco Petracchi) costituiscono una prestigiosa espressione didattica, e l’attività dell’Orchestra da Camera Italiana un significativo quanto autonomo prolungamento artistico-esecutivo.
 
 


XXI edizione – stagione 2000-2001 Milano, 12 aprile 2002

migliore spettacolo: “Tamerlano”  di Haendel – Maggio Musicale, Firenze
per la raffinata lettura musicale di Ivor Bolton, e lo spettacolo sobrio ma avvincente di Graham Vick (scene e costumi di Richard Hudson, luci di Mattews Richardson).
novità assoluta per l’Italia: “Suoni per banda” di Gilberto Cappelli
momento maturo e compiuto della sua penetrante ricerca poetica e compositiva, rappresentata a Venezia in una preziosa esecuzione musicale e scenica che ha restituito l’audace ricercatezza della concezione compositiva e multimediale.

direttore: Claudio Abbado
per lo storico ciclo beethoveniano realizzato con la Filarmonica di Berlino all’Accademia di Santa Cecilia di Roma, e per la matura vertigine drammatica svelata nel “Simon Boccanegra” di Verdi a Ferrara, Parma e Bolzano.

regista, scenografo, costumista: Hugo De Ana
per la profondità interpretativa e la bellezza spettacolare del “Don Carlo” di Verdi (Genova, Teatro Carlo Felice) e per l’allestimento del dittico “Volo di Lindbergh/Sette peccati capitali” di Brecht/Weill (Macerata, Teatro Rossi).

complesso da camera: Europa GalanteFabio Biondi
per l’insieme dell’attività concertistica e l’esecuzione del Trionfo dell’onore al Festival Scarlatti di Palermo.

cantanti: Daniela Barcellona
per “La donna del lago” (Pesaro) e Ginevra di Scozia (Trieste)
Thomas Quasthoff
per le esecuzioni della “Winterreise” di Schubert.

iniziativa: Teatro Lirico di Cagliari
per la qualità e la determinazione artistica, nell’impegno di programmazione e divulgazione di titoli rari del repertorio operistico, suffragata dalle recenti e continuative prime esecuzioni italiane.

organizzatore: Filippo Juvarra (Amici della Musica di Padova)
per il lavoro meditato e originale svolto con gli Amici della Musica di Padova e con l’Orchestra di Padova e del Veneto, con pianificazioni artistiche che hanno unito la presentazione del repertorio alla ricerca e all’attività didattico-promozionale.

premio speciale: Aida / Franco Zeffirelli (Teatro Verdi di Busseto).
messa in scena da Franco Zeffirelli che ha vinto la sfida rappresentativa nel mini-palcoscenico del Teatro Verdi di Busseto, con efficace disegno degli spazi e studiata impostazione registica calibrata sulla recitazione individuale dei giovani interpreti.

premio “Filippo Siebaneck”: Fondazione Marco Fodella di Milano
per l’opera di promozione della conoscenza e dello studio del repertorio liutistico sostenuta con borse di studio per giovani strumentisti, nonché attraverso una ricercata e specifica programmazione concertistica.
 
 


XXII edizione – stagione 2002 Bologna, 6 aprile 2003

migliore spettacolo: “Königskinder”  di Engelbert Humperdink – Teatro San Carlo, Napoli
per la rarità della proposta, la qualità del lavoro di Jeffrey Tate che ha conseguito dall’orchestra disciplina cameristica e slanci romantici, la messinscena rigorosa e fiabesca del regista scozzese Paul Curran (scene e costumi di Kevin Knight), la ricercatezza del cast guidato da Olaf Bär e Juliane Banse che comprendeva anche le voci del Tölzer Knabenchor

novità assoluta per l’Italia: “Medea” di Adriano Guarnieri
momento maturo e compiuto della penetrante ricerca poetica e compositiva d’autore; rappresentata a Venezia in una raffinata esecuzione musicale e scenica che ha restituito l’audace ricercatezza della concezione compositiva e multimediale.

direttore: Yuri Temirkanov
per la bellezza unica, ora sfavillante, ora dolorosamente malinconica, delle sue interpretazioni sinfoniche e operistiche, realizzate sia con la Filarmonica di San Pietroburgo sia, con crescente e significativo impegno direttoriale, con le orchestre italiane.

allestimento: Thomas MoschopoulosDionysis Fotopoulos
per il magnetismo conferito al “Macbeth” di Verdi (Festival di Spoleto) attraverso una regia generosa di idee e di forte tensione tragica, sospesa tra echi del mito greco e citazioni della pittura italiana, inscritta in una scenografia essenziale, inquieta e forte.
complesso da camera: Concerto ItalianoRinaldo Alessandrini
per la metodica attività esecutiva e di ricerca che ha imposto un modello stilistico-esecutivo di qualità filologica e poetica alta, in graduale estensione al repertorio teatrale

cantanti: Violeta Urmana
per “Les Troyens” di Berlioz (Maggio Musicale Fiorentino) e “Iphigénie en Aulide” di Gluck (Milano, Scala/Teatro degli Arcimboldi)
e Ildebrando D’Arcangelo
per “Le nozze di Figaro” (Milano, Scala/Teatro degli Arcimboldi) e “Don Giovanni” (Napoli, Teatro San Carlo).

premio “Filippo Siebaneck”: Quintetto Bibiena
(Giampaolo Pretto, Paolo Grazia, Alessandro Carbonare, Stefano Pignatelli, Roberto Giaccaglia), per aver saputo associare alla qualità delle esecuzioni una componente ludica che sulla scorta di apposite trascrizioni e la recitazione degli strumentisti ha trasformato i concerti in cattivante e piacevole momento didattico.
 
 


XXIII edizione – stagione 2003 Firenze, 23 aprile 2004

migliore spettacolo: “Elektra” (reg.M.Grüber, sc/cost. A. Kiefer) –  Teatro San Carlo, Napoli
diretta da Gabriele Ferro e con l’imperiosa protagonista Gabriele Schnaut, per la riuscita spettacolare e l’intensità poetica dello spettacolo firmato da Klaus Michael Grüber e con la straordinaria presenza come scenografo-costumista di Anselm Kiefer, che ha ambientato la vicenda in una sorta di monumentale relitto di Grecia industriale di straordinario impatto visivo e penetrante efficacia tragica.

novità assoluta per l’Italia: “Il letto della storia” di Fabio Vacchi (Firenze, Piccolo Teatro del Comunale)
compiuto approdo teatrale, in un soggetto ricco di tensioni profetiche efficacemente reso dalla narrazione musicale, in perfetta simbiosi poetica con le belle immagini di palcoscenico.
e Quartetto con oboe di Eliot Carter (Venezia, Biennale Musica)
partitura di sorprendente vividezza e inventiva, testimonianza della rara coerenza stilistica e dell’intatta modernità linguistica del novantaseienne poeta della musica americana

iniziativa: Orchestra Giovanile Italiana
che dal 1984 ha formato migliaia di professionisti, costituendo un punto di riferimento unico per la formazione del giovane musicista e una delle espressioni più felici del ruolo didattico significativo, insostituibile da trent’anni, della Scuola di Musica di Fiesole.

premio speciale: Henning Brockhaus / “El Cimarrón” di Henze
per l’ideazione e la regia di “El Cimarrón” di Hans Werner Henze, proposto in chiave scenica nello spazio ridisegnato da Benito Leonori al Teatro delle Pietre di Appignano, e modellato sulle originali qualità gestuali e musicali di Zelotes Edmund Toliver a misura d’un racconto di lacerante forza, umanità e verità drammatica.

direttore: Bruno Bartoletti
per la freschezza e l’intensità delle sue recenti esecuzioni, in particolare di “Jenufa”, “Turandot” (Genova, Teatro Carlo Felice), “La bohème” (MilanoScala/Teatro degli Arcimboldi) e “Nabucco” (Parma, Teatro Regio) a sigillo d’un invidiabile cinquantennio artistico al servizio del repertorio italiano e di appassionata divulgazione della letteratura operistica del Novecento.

regia: Robert Carsen
per la capacità di attribuire al gioco scenico autonoma forza rappresentativa e forte impatto emotivo testimoniate nel nuovo “Fidelio” di Beethoven (Firenze, Maggio Musicale Fiorentino) di cui ha restituito la dimensione di problematica attualità.

scene e costumi: Jean Michel Folon
per il segno spiritoso, inconfondibilmente colorato e naif, per il clima tenero e sognante delle scene e dei costumi creati per “La bohème” prodotta dal 50esimo Festival Puccini di Torre del Lago e riproposta a Bari (Teatro Piccinni).

solista: Grigory Sokolov
per l’originalità della visione sonora e l’avvincente eloquenza pianistica con cui ricrea un repertorio di significativa ampiezza, dai virginalisti a Prokof ’ev, trovando nell’esplorazione del contrappunto bachiano una ricchezza prospettica di grande intensità.

cantanti: Barbara Frittoli
per l’intensità e la purezza di Desdemona (“Otello”, Firenze) e Amelia (“Simon Boccanegra”, Torino) e la perentoria definizione di Donna Elvira (“Don Giovanni”, Stresa)
e Giuseppe Filianoti
per il complesso di ruoli importanti e la qualità interpretativa espressa in “Faust” (Roma) e “Moïse et Pharaon” (Milano), “Capriccio” (Cagliari) e “Lucia di Lammermoor” (Palermo).

premio “Filippo Siebaneck”: “Musica negli ospedali” / Policlinico Gemelli Roma
che da quattro anni offre ai malati e alle loro famiglie la bellezza e il conforto della musica in una vera e propria stagione di concerti tenuta nei locali dell’ospedale.
 
 


XXIV edizione – stagione 2004 Milano, 19 aprile 2005

migliore spettacolo: “Il Prigioniero” / “Volo di Notte” (dir, B.Bartoletti, reg.D. Abbado) – Teatro Comunale di Firenze
diretti da Bruno Bartoletti e messi in scena da Daniele Abbado (scene di Gianni Carluccio, costumi di Nanà Cecchi, luci di Guido Levi, proiezioni di Luca Scarzella). Per l’esito scenico e musicale, cui ha contribuito l’interpretazione del baritono Carmelo Corrado Caruso, che ha qualificato l’omaggio al teatro musicale del compositore italiano dando giusto risalto artistico alle celebrazioni del centenario, e rinnovando l’immagine di un’istituzione priva di soggezione nei confronti del repertorio novecentesco.

novità assoluta per l’Italia: “An index of metals” di Fausto Romitelli
per l’audacia e la profondità delle soluzioni timbriche e formali del lavoro che, come nei brani del precedente ciclo Professor Bad Trip 1-3, riepiloga l’originale ricerca poetica d’autore tesa alla ricerca di un suono ‘sporco, violento, visionario’ in cui i colori del rock progressivo e psichedelico confluiscono in costruzioni improntate a singolare e coerente logica compositiva.

iniziativa: Rai Nuova Musica
per la coraggiosa ideazione di un cartellone di musica contemporanea basata su prime assolute e italiane, e la pregevole realizzazione musicale che ha integrato l’impegno della programmazione concertistica ordinaria a documentare la creatività di oggi, assolta con rilevanti commissioni tra cui “Sembianti” di Giacomo Manzoni e “Rest” di Luca Francesconi.

premio speciale: I Solisti Dauni di Foggia
fondato nel 1972 da Domenico Losavio, punto di riferimento della vita musicale pugliese per l’intensa attività concertistica affiancata dall’originale rassegna “I Teatri Possibili”, frutto di un intelligente lavoro di progettazione e ricerca sul repertorio antico e su quello contemporaneo, testimoniato anche dalla sistematica presenza di prime assolute appositamente scritte.

direttore: Daniele Gatti
per la crescita interpretativa che l’ha condotto a esiti di significativa maturità musicale e rilevanza esecutiva sia nel repertorio teatrale al Comunale di Bologna sia in quello sinfonico, esposto in modo eloquente nella Nona Sinfonia di Mahler diretta con l’Orchestra Giovanile Italiana della Scuola di Musica di Fiesole.

regia: Mario Martone
per la capacità di fondere la grande tradizione teatrale napoletana nelle sue moderne declinazioni e la sensibilità per la musica e le forme drammaturgiche di Rossini espresse nel fantasioso allestimento di “Matilde di Shabran” (Pesaro, Rossini Opera Festival).

scene e costumi: Ezio FrigerioFranca Squarciapino
per il segno visivo e la straordinaria accuratezza della realizzazione di scene, citazioni pittoriche e costumi che hanno contraddistinto la produzione di Tristan und Isolde di Wagner (Napoli, Teatro San Carlo).

cantanti: Anna Caterina Antonacci
per la rilevante prova vocale, la forza espressiva e la perentoria identificazione gestuale nella drammatica intensità affettiva richiesta dalla parte protagonistica di “Alceste” di Gluck (Teatro Regio di Parma).

premio “Filippo Siebaneck”: “Tutti a Santa Cecilia”
il cartellone di spettacoli e altre iniziative (Family-concerts, lezioni-concerto, palestre musicali, prove d’ascolto) che da anni l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma propone alle scuole, ai giovani di varie fasce d’età e alle loro famiglie; con una ricca scelta di proposte didattiche appositamente create, spesso con la partecipazione degli stessi importanti musicisti in cartellone, e scelti itinerari educativi.
 
 


XXV edizione – stagione 2005 Milano, 30 marzo 2006

migliore spettacolo: “Boris Godunov” di Modest Musorgskij (dir. Semyon Bychkov, reg. E. Nekrosiu, prot. Ferruccio Furlanetto) – Teatro Comunale, Firenze
diretto da Semyon Bychkov e messo in scena da Eimuntas Nekrosius (scene di Marius Nekrosius, costumi di Nadezda Gultyaeva, luci di Jean Kalman). Per la coerenza e la tensione interpretativa derivata dalla lettura musicale modernissima e perfettamente allineata all’originale stile drammatico narrativo d’autore di Bychkov, cui s’è modellata l’omogenea importante compagnia di canto dominata da Ferruccio Furlanetto e lo spettacolo audacemente innovativo e visionario.

novità assoluta per l’Italia: …concertante… di Gyorgy Kurtag (Omaggio a Xenakis, Milano)
per la bellezza immediata e indiscutibile della partitura – proposta sotto la direzione di Zoltán Peskó con gli interpreti Hiromi Kikuchi e Ken Hakii che la chiesero all’autore – contrassegnata da lirismo aguzzo ma struggente, di rara finezza e matura pertinenza strumentale.

iniziativa: Anima Mundi (Pisa)
diretto dal 2001 da Sergio Sablich, per la qualità del cartellone concertistico e l’ardita intelligenza del progetto indirizzato a documentare la presenza del sacro in musica senza limitazioni all’ambito religioso o devozionale, e con meditata attenzione critica e filologica.

premio speciale: Elegy for Young lovers di Hans Werner Henze (Teatro delle Muse, Ancona)
diretta da Lothar Koenigs e con lo spettacolo di Pier Luigi Pizzi, rimarchevole e opportuno omaggio al miglior teatro del compositore e apprezzabile esempio di programmazione impegnata a documentare il repertorio meno scontato.

direttore: Antonio Pappano
per la profondità, la passione e la padronanza con cui ha guidato a Roma i complessi di Santa Cecilia nei tre Requiem (Brahms, Britten,Verdi); per il carisma e la comunicativa investiti nel creare uno speciale clima di lavoro, artistico e umano, con l’orchestra della quale è direttore musicale.

regia: Stephen Medcalf (Carmen, Cagliari)
in particolare per “Carmen” di Bizet (Cagliari, Teatro Lirico), spettacolo raro dal punto di vista teatrale, anche nelle scene e costumi dell’abituale collaboratore Jamie Vartan, che ha riportato la tragedia bizetiana alla sua natura di dramma nel senso classico, fino a nascondere agli spettatori nella scena finale l’uccisione della protagonista

scene e costumi: Giulio Paolini (“Die Walküre”, Napoli)
maestro dell’arte concettuale italiana autore di un impianto moderno e metaforico che ha dato respiro all’ambientazione particolare de “Die Walküre” (Napoli, Teatro San Carlo), offrendo un ulteriore esito pregevole al progetto di interazione tra artisti contemporanei e spettacoli di opera e balletto intrapreso dal teatro napoletano.

solista: Radu Lupu
per la qualità illuminante della sua rivisitazione schumanniana, attraverso la quale l’interprete ha svelato le ragioni più segrete di quell’originale, complesso universo romantico grazie all’intelligenza musicale innervata in quel suo pianismo che sembra trascendere il dato strumentale per farsi suono dalle mille sfumature e dalle infinite gradazioni.

complesso da camera: Accademia Montis Regalis
per la maturità tecnica e la proprietà stilistica nell’esecuzione su strumenti d’epoca, nel repertorio barocco e classico, dopo dieci anni d’intenso e accurato lavoro.

cantanti: Michaela Carosi
per le rilevanti interpretazioni nei ruoli protagonistici di “Aida” (Torino, Teatro Regio) e “Madama Butterfly” (Genova, Teatro Carlo Felice)
Nicola Ulivieri per il costante progresso vocale, stilistico e scenico testimoniato nell’affrontare in modo impeccabile le parti mozartiane di Leporello (Torino, Teatro Regio e Genova, Teatro Carlo Felice), Figaro (Settimane Musicali di Stresa) e Papageno (Reggio Emilia, Teatro Valli).

premio “Filippo Siebaneck”: “Scuola Popolare di Musica di Testaccio” a Roma
che con ammirevole fiducia nell’apostolato didattico specialistico ma non elitario, da trent’anni opera a favore della diffusione della pratica strumentale e della musica vissuta: attraverso offerte pedagogiche sperimentali indirizzate ai non professionisti e altre creative proposte educative destinate a tutti.
 
 


XXVI edizione – stagione 2006 Milano, 9 maggio 2007

migliore spettacolo: “Kát’a Kabanová” di Leoš Janáček, reg. Robert Carsen, scene e costumi Patrick Kinmonth,luci di Robert Carsen e Peter Van Praet, coreografie di Philippe Giraudeau, dir. John Eliot Gardiner (Milano, Teatro alla Scala)
messa in scena da Robert Carsen (scene e costumi di Patrick Kinmonth,luci di Robert Carsen e Peter Van Praet, coreografie di Philippe Giraudeau) e diretta da John Eliot Gardiner. Per la bellezza aspra e originale dell’allestimento fondato sull’elemento-acqua con le sue inquiete spettralità e luminescenze: perfetto per identificare e dare rilievo, tra essenzialità gestuali e audaci immagini scenico-coreografiche, alla forza della narrazione teatrale e al drammatico percorso psicologico della protagonista evocato dalla musica.

novità assoluta per l’Italia: “Ausklang” per pianoforte e orchestra (Torino, Rai Nuova Musica) e “Concertini” (Venezia, Biennale Musica) di Helmut Lachenmann
due momenti di grande rilievo della ricerca del compositore tedesco, presente anche per un seminario a Reggio Emilia. Fedele al geniale rigore del suo lavoro sul suono, al radicalismo con cui sa ripensare i materiali sonori con intuizioni assolutamente nuove, in questi e altri lavori sinfonici Lachenmann ha saputo confrontarsi anche con forme di ampio respiro, con esiti di rara suggestione e compattezza.

premio speciale: Amici della musica di Firenze
per la coerenza e qualità nella difesa del valore della musica da camera – nel solco di una tradizione oramai secolare – e per il significativo modello per le numerose associazioni omologhe italiane; per la programmazione dove emerge la frequenza dei cicli liederistici o dedicati al quartetto per archi ma attenta anche all’aspetto didattico grazie agli incontri di studio con artisti ospiti, e formativo, in particolare durante i concerti di “Settembre in musica” riservati ai giovani interpreti.

direttore: Lorin Maazel
per l’intelligenza musicale, la penetrante qualità di concertazione e il respiro teatrale avvincente espressi nella Tosca (Milano, Teatro alla Scala), che ha ribadito la sua affinità speciale con i tempi, le passioni e i colori della scrittura pucciniana, e la qualità importante delle numerose presenze concertistiche italiane.

regia, scenografia, video: Giorgio Barberio Corsetti (“Pietra di paragone”, Parma)
grazie all’inventivo e abilissimo gioco di squadra (Perrick Sorin, video; Christian Taborelli, costumi; Gianluca Cappelletti, luci) ha fatto rivivere nella Pietra di paragone (Parma, Teatro Regio) magie e effetti illusori del teatro antico, affidati a tecnologie contemporanee: lo sdoppiamento della scena, i dettagli dei protagonisti nei video in primo piano, la tinta americana dei colori squillanti ma freddi come i quadri di Hopper, nei costumi chic alla Jackie Kennedy esaltavano l’umorismo geometrico della scrittura rossiniana conferendole chiave attuale e esattezza cristallina.

solista: Andras Schiff
per la coerenza stilistica, la continuità musicale e la fantasia interpretativa manifestate nell’integrale della Sonate di Beethoven, suonate in ordine cronologico secondo un’illuminante intenzionalità stilistico-esecutiva, e proposte in varie città e istituzioni italiane.

cantanti: Sonia Prina
per la ragionata scelta di repertorio e la proprietà stilistica espresse nella “Pietra di Paragone” di Rossini (Parma, Teatro Regio) e nelle numerose interpretazioni di riferimento proposte nelle opere di Monteverdi e Haendel, tra cui il Giulio Cesare che ha inaugurato la stagione di musica da camera di Santa Cecilia
Alex Esposito
per la costante crescita vocale e scenica testimoniata soprattutto nei ruoli mozartiani di Masetto/Leporello (Milano, Teatro alla Scala) e Papageno (Venezia/La Fenice e Torino/Teatro Regio)

premio “Filippo Siebaneck”: Rete Toscana Classica
reata nel 2003 su iniziativa di Regione, Ort e associazione Pro Verbo di Prato, emittente interamente dedicata alla programmazione di musica sinfonica, operistica e jazz, ventiquattro ore su ventiquattro, e ora ascoltabile anche su internet, ha coronato con significativo e fedele riscontro nel numero degli ascoltatori un importante progetto di diffusione capillare del repertorio classico, testimoniando l’importanza e il ruolo divulgativo prezioso che può avere la radio, e una programmazione varia, intelligente e attenta alla produttività locale.

La giuria del Premio Abbiati, in rappresentanza dell’Associazione Nazionale Critici Musicali, di fronte alla gravissima situazione economica e gestionale dell’Orchestra “Giuseppe Verdi” e preoccupata che Milano rimanga senza un’orchestra sinfonica stabile, chiede che le forze politiche lombarde e nazionali, con quelle impresariali, si impegnino a trovare in tempi brevi soluzioni tecniche e finanziarie efficaci per salvaguardare la stagione e le altre attività artistiche della “Verdi”, garantendone il futuro.
 
 


XXVII edizione – stagione 2007 Milano, 22 aprile 2008

migliore spettacolo: “Tristan und Isolde” di Richard Wagner, regia Patrice Chereau, scene Richard Peduzzi, costumi Moidele Bickel, luci Bertrand Couderc (Milano, Teatro alla Scala)
per l’eccezionale coerenza dell’intero progetto interpretativo che poggiava sull’ardente e rivelatrice lettura musicale di Daniel Barenboim, riverberata in modo categorico e struggente nella messa in scena di Patrice Chereau (scene di Richard Peduzzi, costumi di Moidele Bickel, luci di Bertrand Couderc), attraverso movimenti d’assieme e gesti drammatici minuziosamente costruiti sui personaggi, e ben interpretati dalla compagnia di canto.

novità assoluta per l’Italia: “Antigone” di Ivan Fedele (Firenze, Maggio Musicale Fiorentino),
che ha affrontato il testo di Sofocle con immediata efficacia teatrale, un linguaggio nitido e controllato, e tratti vocali riconoscibili, attuando in orchestra l’“atmosfera al tempo stesso arcaica e contemporanea” voluta dall’autore; di pari qualità lo spettacolo di Mario Martone e Sergio Tremonti, la direzione di Michael Tabachnik e la compagnia di canto.

iniziativa: Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
composta dalle migliori nuove leve dei Conservatori italiani, dopo il primo triennio di formazione sotto la guida di Riccardo Muti, per i notevoli risultati che ne hanno fatto un organico di eccellenza riconosciuto in Italia e all’estero, in particolare con la residenza al Festival di Pentecoste a Salisburgo.

direttore: Yuri Termirkanov
per la straordinaria intensità con cui si è accostato a “Traviata” (Parma, Festival Verdi), ricreando l’opera con visionaria pressione emotiva pur nella linearità dell’eloquio sinfonico: una lettura di rara unicità grazie a quel modo personalissimo di trarre dal tessuto musicale un flusso emozionale decantato da ogni compromesso e irresistibilmente insinuante, come se la musica nascesse dal nulla.

regia: Damiano Michieletto (“Gazza ladra”, Pesaro)
per l’originalità e la brillantezza con cui ha ricreato in palcoscenico (bozzetti di Paolo Fantin, costumi di Carla Teti) “la Gazza ladra” al Rossini Opera Festival di Pesaro, e risolto il problema posto dall’ibrida configurazione di ‘genere’ dell’opera, inventando una macchina scenico-teatrale in grado di restituire allo spettacolo la dimensione fantasiosa e sofisticata tipicamente rossiniana.

scenografia, costumi, video: La fura dels Baus (“Ring”, Firenze)
Carlus Padrissa, Frac Aleu, Roland Olbeter, Peter van Traet, Chu Uroz, per la scenografia avveniristica, visionaria, ipertecnologica, che avvince con la perfezione degli effetti speciali di gusto moderno, imponendo tuttavia una lettura classica. Concretizzando nella mobilità incessante del palcoscenico, nei video sofisticati, nei costumi vicini al mondo dei cartoon, nelle macchine surreali usate nei primi due titoli del “Ring” (Maggio Musicale Fiorentino) un Wagner in equilibrio tra fantascienza e poesia

solista: Leonidas Kavakos
uno dei rari violinisti col dono di trascendere la dimensione strumentale, liberandola dall’ostentazione di certe maniere legate alla migliore tradizione e filtrando quella pressione del virtuosismo, che pur possiede in maniera indiscussa, per decantare il discorso in pura evocazione sonora.

cantante: Svetla Vassilieva
voce di schietto soprano lirico, capace di affrontare e risolvere con credibilità anche parti dalla vocalità più intensa, ha maturato una personalità artistica complessa e duttile e ha cantato con sicurezza un vasto repertorio tra cui “Traviata”, rendendo con viva partecipazione la protagonista, e “Rusalka”, restituendo con raffinata sensibilità il mondo emotivo di Dvorak e il suo intenso lirismo.

premio “Filippo Siebaneck”: LaVerdi per tutti, orchestra amatoriale
complesso amatoriale attivo dal 2005 all’Auditorium di Milano su progetto dell’Orchestra sinfonica Giuseppe Verdi; nato per dare la possibilità a musicisti non professionisti ma di buona formazione e grande passione riuniti settimanalmente, di suonare insieme sotto la guida di specifici maestri preparatori, di vivere, eseguendolo anche in pubblico, il grande repertorio sinfonico.
 
 


XXVIII edizione – stagione 2008 Milano, 27 aprile 2009

migliore spettacolo: “Fidelio” di Ludwig van Beethoven, Teatro Valli di Reggio Emilia, Teatro Comunale di Ferrara, Teatro Comunale di Modena (regia: C. Kraus, direttore C. Abbado)
per la determinata e coinvolgente lettura unitaria che dava voce a ogni richiamo della stratificata partitura; integrandosi e integrando l’esigente spettacolo che dall’interpretazione letterale di immediata e forte comunicativa del libretto, e da pochi simboli carichi di forza espressiva, traeva un’evidenza ai temi corali portanti dell’opera – speranza e libertà – e un risalto tutto al presente, venato di razionale e lucido pessimismo al finale.

novità assoluta per l’Italia: “Phaedra” di Hans Werner Henze.
una delle partiture maggiori d’autore per la tesa essenzialità della scrittura, per il magistrale uso anche in senso drammaturgico dell’insolito organico, e per l’intenso rapporto della musica col pregevole testo poetico di Christian Lehnert.

premio speciale: Filemone e Bauci di Franz Joseph Haydn
per l’originalità e il pregio della riscoperta, restituita in pieno splendore strumentale e vocale, di un lavoro di Haydn legato al mondo di fiaba di cui lo spettacolo della Compagnia Carlo Colla e Figli faceva riassaporare intatta la magia: con le tenere e più che umane marionette della centenaria tradizione di famiglia, divenute esemplari paladine della diffusione dell’opera per bambini, e per adulti in cerca di titoli ed emozioni rare.

direttore: Roberto Abbado
per la compiuta maturità interpretativa, l’ampiezza e la curiosità del repertorio nel quale ha offerto esiti rimarchevoli attraverso un’intensa attività stagionale manifestata nella “Clemenza di Tito” di Mozart, attenta alla prassi esecutiva classica, nella contemporanea “Phaedra” di Henze, in “Ermione” di Rossini e nel raro “Vampyr” di Marschner.

regia, scene e costumi: Dmitrij Tcherniakov
per il “Giocatore” di Prokofiev (Teatro alla Scala), dove grazie all’eccellente compagnia di canto e alla direzione, i meriti musicali apparivano inseparabili da quelli teatrali, per l’intensissima evidenza della recitazione e della caratterizzazione individuale; per l’idea di collocare l’azione ai nostri giorni in un hotel svelato all’interno con spostamenti laterali dell’impianto scenico: soluzione di rara efficacia e suggestione, che rendeva evidente la sostanza di chiusura claustrofobica dell’opera.

complesso: Quartetto Hagen
per il senso della bellezza e insieme di felicità musicale che questo oramai glorioso complesso sa suscitare; per la misura preziosa nel dar vita alla conversazione quartettistica con naturalezza di eloquio nel fluire di uno stesso suono tra le singole voci senza che ognuna, partecipe di questa unità, ceda il proprio carattere; per la coerenza fonica e avvolgente morbidezza, frutto di speciale convergenza d’intenti tra i quattro musicisti.

cantante: Daniela Dessì
forte di una voce di grande bellezza, sorretta da tecnica completa e approfondita, s’è confermata soprano capace di interpretare con vibrante carattere i personaggi della Giovane Scuola e del Primo Novecento italiano, come Tosca, Adriana, Francesca da Rimini, e di affrontare Norma riportando sempre il belcanto alle ragioni del dramma senza nulla concedere all’edonismo e al mero sfoggio di bravura
e Vito Priante
raffinato e versatile, ha imposto la duttile voce di basso-baritono e gli accenti incisivi nel repertorio barocco, segnalandosi nel ritrovato “Motezuma” di Vivaldi per poi offrire una rilevante interpretazione, commossa ed espressiva, del “Prigioniero” di Dallapiccola (Milano, Teatro alla Scala), in cui la declamazione cantata era riflesso teatrale del significato della parola.

iniziativa: Festival Musicale Estense “Grandezze e Meraviglie” di Modena
per la capacità di coniugare la divulgazione dei repertori antichi e barocchi europei con la valorizzazione del patrimonio musicale estense (in particolare quello delle Raccolte Ducali) in una programmazione oramai decennale affidata a complessi di ricercata autorevolezza, inquadrata in un contesto interdisciplinare e diffusa capillarmente
nel territorio.

premio “Filippo Siebaneck”: Orchestra Sinfonica Esagramma di Milano
nel decennale di attività incentrata sulla MusicoTerapia Orchestrale dedicata a bambini, ragazzi e adulti con problemi psichici e mentali gravi o con disagi sociali e familiari. Durante il percorso, quasi un centinaio di ragazzi, inseriti nell’orchestra sinfonica Esagramma, suonano accanto a insegnanti del Centro e a musicisti professionisti programmi basati su specifiche rielaborazioni/trascrizioni dal grande repertorio.

premio “Gianandrea Gavazzeni” (nel centenario della nascita): Bruno Casoni
artista pacato e tenace, punto di forza delle istituzioni dove è Maestro e anima del Coro, nel quale si riconoscono i principi di fede nella musica e nella civiltà musicale, la nobile concretezza del costruire, la passione esecutiva.
 
 


XXIX edizione – stagione 2009 Milano, 10 maggio 2010

migliore spettacolo: “Götterdämmerung” di Richard Wagner. Teatro la Fenice di Venezia
per la forza della realizzazione scenico-musicale che aveva i suoi punti di forza nel racconto dipanato con gesti essenziali ma incisivi da Robert Carsen, nell’ambientazione
progressivamente ’nuda’ di Patrick Kinmoth, scandagliata dall’accurato gioco di luci di Manfred Voss, che collimava con la direzione tesa e teatralmente scolpita di Jeffrey Tate e l’impegno di un cast adeguato nel quale spiccava la pertinenza drammatico-vocale di Gidon Saks (Hagen).

novità assoluta per l’Italia: “Gramigna” di Stefano Gervasoni.
Ensemble Spectra, diretto da Filip Rathé; al cimbalom Luigi Gaggero). Nella capricciosa fantasmagoria dei colori dei brevi folgoranti frammenti di Gramigna, l’autore che da tempo ha definito un’originale concezione del suono raggiunge una intensità poetica magica: nell’estrosa mobilità, nella mirabile valorizzazione del cimbalom e nella magistrale scrittura di tutto l’ensemble.

premio speciale: Associazione La Cappella Musicale di Santa Maria della Passione a Milano
direttori artistici-organisti Edoardo Bellotti e Maurizio Salerno) che dal cuore della splendida basilica coi due organi gemelli va proponendo alla città rassegne di musica sacra come “Due organi in Concerto” (all’11esima edizione) e “Milano Arte Musica” cresciute per scelta di capolavori, prestigio di artisti ospiti e continuità di pubblico numeroso.

direttore: Seiji Ozawa
per la calligrafica e poetica concertazione che svelava la virtuosistica scrittura orchestrale della Piccola volpe astuta di Leóš Janáček (Firenze, Maggio Musicale), completando un progetto che in tre stagioni l’ha portato sul podio del Comunale anche per Elias e Elektra. Elegante, smaterializzata, senza bacchetta, la direzione di Ozawa rivelava la commovente tenerezza della senile partitura in forma di fiaba, rivelandone i particolari di umorismo veloce, ammiccante, come l’affusolato animaletto protagonista dell’opera

regia, scene e costumi: Robert Lepage, Carl Fillion, François Barbeau
per la naturalezza con cui la moralistica ‘favola’ è stata collocata negli anni Cinquanta, acquistando nel repertorio dei gesti, nei costumi calcolatamente grotteschi, nell’iperbolica ambientazione texan-hollywoodiana come nella recitazione rimata a perfezione sul carattere della musica, un’attualità ancor più stringente e un realismo attoriale di qualità cinematografica.

solista: Francesco D’Orazio
violinista brillante e versatile ha messo le sue qualità tecniche e musicali al servizio di una eccezionale poliedricità, imponendosi come punto di riferimento nella musica contemporanea, nella collaborazione con compositori come Luciano Berio, Ivan Fedele e numerosi altri (con molte prime assolute) non meno che in repertori del tutto diversi, in particolare in quello barocco, come solista e violinista dell’Ensemble Astrée di Torino.

cantante: Sara Mingardo
voce di autentico contralto, dotata di musicalità, eleganza e proprietà stilistica tali da farla emergere sia nell’opera barocca (“L’Orfeo” di Monteverdi: Milano, Teatro alla Scala) per la nobile linea del legato e il fraseggio ricco di febbrile trepidazione, sia nell’ambito della musica sacra, per l’intima commozione donata alle prove pergolesiane sotto la direzione di Claudio Abbado.
e Jonas Kaufman
voce duttile e dal singolare fascino timbrico, capace di abbracciare ruoli di natura diversa e di accostarsi con competenza e bravura al repertorio liederistico, ha imposto in Carmen (Milano, Teatro alla Scala) eccellente tecnica di canto, raffinata musicalità, credibilità dell’azione scenica e complessità di un’interpretazione che conciliando tradizione e modernità ha suscitato entusiasmo nel pubblico.

iniziativa: Bianco, Rosso e Verdi del Teatro Massimo di Palermo
realizzato da Francesco Micheli per il Teatro Massimo di Palermo. Sul doppio canovaccio che intreccia la storia della conquistata identità di popolo italiano nell’Ottocento, col parallelo racconto della vita di Verdi letta attraverso ampi stralci dalle opere (selezionati e adattati da Giovanni D’Aquila) lo spettacolo mischia musicisti del Teatro con numerosi cori nati all’interno delle scuole di primo e secondo grado della città, con un gesto di politica culturale capillare, e particolarmente meritevole in questo contesto urbano, iscritto nel più ampio disegno di iniziative denominate “La scuola va al Massimo”.

premio “Filippo Siebaneck”: Imparolopera di Parma
Nata per avvicinare i ragazzi delle elementari e delle medie, abbinata al laboratorio “I Trucchi del Mestiere” per gli insegnanti, è la stagione parallela con la quale il Regio prepara il pubblico di domani, rileggendo e adattando ai tempi e alla sensibilità dei giovanissimi spettatori le stesse opere della stagione ‘grande’. Ideata da Bruno Stori, coordinata da Donatella Saccardi e con la partecipazione del Conservatorio “A. Boito”, l’iniziativa è affiancata da “Gioco l’Opera” che fa vivere ai bimbi della scuola dell’infanzia il teatro come una favola meravigliosa.

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