● 2010-2016

XXX edizione – stagione 2010 Milano, 13 aprile 2011

premio “Duilio Courir”: Progetto Musica della Fondazione Spinola Banna per l’Arte (Poirino, To)
che ha trasferito il concetto di atelier dall’arte alla musica contemporanea, sostenendo di anno in anno nuovi compositori scelti e seguiti da un musicista di riferimento con la commissione di opere originali, perfezionate durante i workshop affidati a esecutori giovani e affermati. Un’idea di mecenatismo di livello, nello spirito che animava Duilio Courir, fondatore del Premio Abbiati, critico d’arte prima di essere critico musicale, attento al segno contemporaneo, visivo o acustico, interessato alle cose alte e nobili come alla scoperta e al sostegno dei nuovi talenti nelle arti.

migliore spettacolo: Lulu di Alban Berg (Milano, Teatro alla Scala), direttore Daniele Gatti, regia Peter Stein, protagonista Laura Aikin
per la bellezza e la coerenza fra messinscena e trama musicale, nella naturalezza e nel rispetto dell’articolazione scenica e degli snodi dell’azione, con limpidezza narrativa e felice caratterizzazione di ambienti e personaggi, nelle scene di Ferdinand Wögerbauer e nei costumi di Moidele Bickel, garantendo al denso capolavoro della modernità un respiro musicale e visuale che ne ha favorito la comprensione da parte degli spettatori.

novità assoluta: Il killer di parole di Claudio Ambrosini
rappresentato a Venezia dal Teatro La Fenice che lo aveva commissionato: “ludodramma”, favola ironica e surreale di sinistra attualità in tempi di globalizzazione. Il particolarissimo clima teatrale, che sfugge ad una definizione univoca nella sua inafferrabile mobilità, è creato, fra l’altro, dall’affascinante scrittura orchestrale, dal succedersi incalzante e coinvolgente di invenzioni sonore di grande varietà, segnate in modo inconfondibile dalla personalità del compositore.

direttore: Esa-Pekka Salonen
Per la straordinaria interpretazione di “Da una casa di morti” di Janacek (Milano, Teatro alla Scala), reinventata con analisi minuziosa, traduzione sonora incandescente dell’orchestra, su un tessuto di voci maschili inquieto e cangiante; e per i ricchi diversi impaginati sinfonici presentati a Torino e Milano, con la Philharmonia di Londra per MiTo, a Ferrara con la MCO, e a Milano con la Filarmonica scaligera, concertati con rigore appassionato.

regia: Graham Vick
per la capacità di rappresentare la complessità di riferimenti culturali dell’opera “Die Gezeichneten” di Franz Schreker (Palermo, Teatro Massimo) senza compiacimenti e con controllata scrittura visiva: magistrale è il “racconto” delle relazioni tra estetismo, erotismo e sessualità, culminante in una spettacolare orgia di vernici nel terzo atto; mentre la prefigurazione teatrale del tema del populismo rende il prezioso recupero operistico significativo anche per la sensibilità contemporanea.

scene e costumi: Paolo Fantin e Carla Teti
per scene e costumi che costituiscono un valore aggiunto e insostituibile delle produzioni di Damiano Michieletto: la Nagasaki-quartiere a luci rosse, sfrontato e pregnante nel suo minimalismo fatto d’insegne luminose, della “Madama Butterfly” (Torino, Teatro Regio), il manicomio del “Sigismondo”, asettico evocatore di non celate nevrosi, (Pesaro, Rossini Opera Festival) e, soprattutto, il labirinto di stanze turbinanti e sempre eguali a loro stesse del “Don Giovanni” (Venezia, Teatro la Fenice), travolgenti nella loro schizofrenia, esaltavano e donavano originale vitalità narrativa all’azione drammaturgica.

solista: Emanuele Arciuli
Da anni il pianista barese si è affermato come uno dei più autorevoli testimoni nel variegato orizzonte della modernità, sempre attestando la consapevolezza dei legami con la tradizione. Particolarmente rilevante il rapporto con la musica degli Stati Uniti di cui ha esplorato, come esecutore ma anche come studioso, la complessità dei caratteri con esiti esemplari.

cantanti: Nina Stemme
oggi una delle più valide incarnazioni dell’Helden–Soprano: in “Die Walküre”, che ha inaugurato la stagione della Scala sotto la direzione di Daniel Barenboim, si è imposta per l’autorevolezza della voce, il vivo senso della parola, la spiccata personalità artistica che le hanno permesso di fare emergere la complessità del personaggio di Brünnhilde, mirabilmente colto nelle sue ragioni musicali ed espressive.
e Franco Fagioli
Controtenore che, in “Rodelinda” di Händel, rappresentata per la prima volta in Italia al Festival della Valle d’Itria, ha nobilitato il falsetto piegandolo, con insolito colore brunito e morbida densità di suono, alle necessità virtuosistiche di una delle più esemplificative parti scritte per la vocalità del castrato Senesino, rinnovandone la meraviglia belcantistica con commossa umanità di affetti.

iniziativa: Traiettorie – Parma
Nata con intendimenti di ricerca sul suono sostenuti dall’incoraggiamento di Luigi Nono e di Claudio Abbado, la Rassegna ha girato felicemente la boa dei vent’anni con un’immagine progressivamente rafforzata grazie all’impegno mostrato nel seguire la produzione dei nuovi compositori, con esecuzioni sempre contrassegnate da un segno stilistico di indubbio rilievo.

premio speciale: Maddalena Novati
per la caparbia azione di salvaguardia e promozione dell’Archivio Studio Fonologia Rai Milano, che attraverso mostre, libri, documentari e l’allestimento al Museo degli Strumenti Musicali del Castello Sforzesco ha sottratto alla distruzione e alla dimenticanza un patrimonio storico e d’arte musicale sperimentale, preservando il ricordo dei musicisti che vi hanno operato dal 1954 al 1983.

premio “Filippo Siebaneck”: Oper@4u – StadtTheater/Teatro Comunale di Bolzano
Progetto innovativo, creato nel 2008 con la collaborazione di Carlo Delfrati, per avvicinare gli studenti e insegnanti delle scuole superiori alla musica contemporanea, attraverso uno specifico percorso didattico: orientato da un quaderno di lavoro-programma di sala appositamente realizzato che collega le discipline scolastiche curriculari al soggetto e alle tematiche dell’opera in prima assoluta presa in esame.


XXXI edizione – stagione 2011 Milano, 16 aprile 2012

migliore spettacolo: Mosè in Egitto di Gioachino Rossini (Pesaro, Rossini Opera Festival).
Per la ricca, anticonvenzionale, coraggiosa lettura proposta dal regista Graham Vick, vitale nel confronto simbolico, tutto al presente, con la drammaturgia dell’opera, affiancato dallo scenografo Stuart Nunn, dalla sontuosa trama sinfonica nei concertati messa in luce dal direttore Roberto Abbado e dalla coinvolta compagnia di canto che, nelle pregevoli voci di Alex Esposito, Sonia Ganassi, Dmitri Korchak, Riccardo Zanellato e Yijie Shi, fino alle giovani comparse locali, trasformava l’infelice PalaAdriatic Arena in un moderno modello di teatro.

novità assoluta: Quartett di Luca Francesconi (commissione del Teatro alla Scala).
Eseguita e portata in palcoscenico in modo eccellente, la partitura si valeva del celebre testo di Heiner Müller, da cui il compositore ha tratto il libretto. Nella complessa concezione si accostavano o intrecciavano l’estrema mobilità della scrittura del complesso in buca (che crea un rapporto nervoso e flessibilissimo col duttile mutare delle inflessioni vocali) e il dilagare del suono dell’orchestra grande e del coro invisibili, che davano voce a dimensioni diverse da quella ‘chiusa’ della mortale partita a due giocata dai protagonisti.

direttore: Daniel Harding
Per la consapevole interpretazione, storicizzata, del dittico “Pagliacci-Cavalleria Rusticana” alla Scala, restituito con fine complessità, snellito da ogni retorica verista. E per i pregevoli impaginati sinfonici, con la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestra Regionale Toscana, l’Orchestra Sinfonica della Radio Svedese e la Filarmonica scaligera, dominati con gesto autorevole e personalità spiccata dal direttore nato a Oxford, dal precocissimo debutto, ora maturo trentaseienne.

regia: Calixto Bieito
Ambientata in una malfamata terra di confine tra Spagna e Africa, la “Carmen” messa in scena da Bieito con scene di Alfons Flores e costumi di Mercè Paloma al Teatro Massimo di Palermo (coproduzione con i teatri di Barcellona, Torino e Venezia) ha restituito al capolavoro di Bizet la sua teatralità ruvida, svelata da istantanee vitali e a volte scioccanti che si susseguivano in sintonia con i momenti cruciali della partitura componendo uno strepitoso racconto.

scene e costumi: Tom Pye e Chloe Obolensky
Per la funzionale suggestione dell’allestimento di “Death in Venice” di Britten (Milano, Teatro alla Scala), capace di richiamare in vita con soluzioni minimaliste e raffinate – come il piano lievemente inclinato che evocava un mare onnipresente, rilucente e livido, o i costumi primi Novecento giocati su tinte avorio e pastello – una Venezia malata e febbrile ma quasi metafisica, e di predisporre il palcoscenico ideale alla rappresentazione dell’ossessione della bellezza senza derive morbose voluta dallo spettacolo di Deborah Warner.

solista: Isabelle Faust
La felicissima intesa con Claudio Abbado ha reso ancor più nitida la qualità interpretativa della violinista tedesca, oltre che nelle mirabili realizzazioni dei Concerti di Beethoven e di Berg, nell’ardua prova mozartiana, dove la Faust è sembrata svelare la voce segreta del Concerto in La maggiore cogliendo dietro le movenze di un’eloquenza sostenuta e pure leggiadramente divagante nella brillantezza della turcheria finale i momenti di intima drammaticità, grazie ad un violinismo di rara finezza nella sinuosità del fraseggio, senza concessione all’effetto.

cantanti: Joyce Di Donato
Nel breve giro di un mese ha piegato la pregevole voce di mezzo–soprano alle esigenze del lirismo straussiano e del virtuosismo rossiniano offrendo una mirabile interpretazione di Oktavian di Der Rosenkavalier di Strauss e di Elena in Donna del lago di Rossini (Milano, Teatro alla Scala) e dimostrando che il belcanto e le sue regole stanno alla base dell’intero repertorio. Individuato con precisione lo stile di ognuno dei titoli, ha disegnato i personaggi con l’avvenenza della figura e l’efficacia di un gioco scenico incisivo e credibile.
e John Graham-Hall
Uno dei tenori inglesi più duttili e intelligenti delle ultime generazioni, interprete di spicco della produzione di Death of Venice di Benjamin Britten (Milano, Teatro alla Scala) ha dato piena e completa realizzazione alla figura del protagonista Gustav von Aschenbach. Ha reso con naturalezza e rigore la complessità di un canto che si attua nel rapporto stretto e particolare tra suono e parola. Ha disegnato con indubbia originalità il personaggio, di cui ha penetrato la complessa e tormentata psicologia.

iniziativa: Settimane Musicali al Teatro Olimpico (Vicenza)
Per il costante valore della proposta musicale varia e stimolante, e di un’attività ventennale svolta nella straordinaria cornice dell’Olimpico e in tournées internazionali. Per l’interesse della strutturazione in organici cicli triennali dei programmi che ha consentito la riscoperta e la riproposta di opere mai o raramente eseguite in tempi moderni, accanto a versioni “alternative” di capolavori di Mozart e Rossini.

premio speciale: Integrale di Pergolesi – Fondazione Pergolesi Spontini – Jesi
Per l’audace progetto di esecuzione dell’opera omnia iniziato nel 2009 e caparbiamente concluso, nonostante le drastiche e imprevedibili riduzioni dei finanziamenti pubblici, con una serie di produzioni operistiche e concertistiche di qualità musicale, chiamando a collaborare voci, concertatori e complessi strumentali italiani di significativa competenza stilistica e proprietà interpretativa, e proponendo letture sceniche non scontate.

premio “Filippo Siebaneck”: Donatori di Musica
Ideata e avviata nel 2009 da Gian Andrea Lodovici, la rete di musicisti, medici e volontari che realizzano e coordinano stagioni di concerti negli ospedali, è cresciuta per la dedizione di numerosi eccellenti artisti che, disinteressatamente, continuano a esibirsi nelle corsie di varie città, divulgando il patrimonio musicale d’arte e trasmettendo le emozioni feconde e confortanti della musica dal vivo.


XXXII edizione – stagione 2012 Milano, 16 aprile 2013
migliore spettacolo: Lohengrin di Richard Wagner (Milano, Teatro alla Scala), direttore Daniel Barenboim, regia Claus Guth, scene e costumi Christian Schmidt, luci Olaf Winter.
Per la verità interpretativa di un allestimento scenico poeticamente profondo e minuzioso, radicato nella cultura del romanticismo seppure affidato a immagini moderne, a partire dalla figura antierorica del protagonista, l’eccezionale Jonas Kaufmann, che si armonizzava alla lettura musicale di finezza e spessore assoluti, potenziando un progetto artistico di straordinaria resa complessiva.

premio “Piero Farulli”: Trio Armellini-Marzadori
Leonora Armellini, pianoforte. Laura Marzadori, violino. Ludovico Armellini, violoncello.

novità assoluta: Mare metallico di Giovanni Tamborrino (Taranto, Orchestra della Magna Grecia).
Per l’originalità e l’autenticità di una scrittura che trae alimento dalle risorse timbrico-percussive dei più svariati strumenti, tradizionali e “inventati”, e per la compenetrazione di tali “oggetti sonori”, frutto di una lunga e sistematica ricerca, entro cornici formali di rara immediatezza e forte comunicatività.

direttore: Fabio Luisi
Presenza importante nelle stagioni sinfoniche del Maggio Musicale fiorentino e della Filarmonica della Scala, il maestro genovese raggiunge esiti ragguardevoli in “Roméo et Juliette” di Gounod (Genova, Teatro Carlo Felice) e “Manon” di Massenet (Milano, Teatro alla Scala), dove al rifinito lavoro con l’orchestra scaligera unisce la capacità di accostarsi all’opera con piena consapevolezza stilistica, restituendole passo fantasioso e avvincente ritmo teatrale secondo lo spirito autenticamente comique della partitura.

regia: Leo Muscato
Con tre spettacoli molto diversi, si è imposto con mano competente, originale e poetica: in “Bohème” allo Sferisterio (Macerata Opera Festival) ha colpito per la tenuta del linguaggio drammaturgico pucciniano, spostato nel clima giovane e fiducioso del Sessantotto parigino; in “La fuga in maschera”, rarità di Spontini (Jesi Festival Pergolesi Spontini) ha giocato con leggerezza nel clima della commedia buffa; in “Nabucco” (Cagliari, Teatro Lirico) ha inventato con mezzi essenziali la tinta corale del dramma di Verdi.

scene: Sergio Tramonti
In simbiosi con la vocazione antirealistica del regista Pippo Delbono, colloca “Cavalleria rusticana” (Napoli, Teatro San Carlo) negli spazi vuoti e ombrosi di un palazzo d’epoca abbandonato talvolta inondato dalla luce radente che entra dalle ampie finestre, creando con perfetta sinergia tra spazio, colori e luci un’ambientazione sognante e onirica che supera il bozzettismo della tradizione e offre una visione d’opera aperta sulla modernità.

costumi: Gianluca Falaschi
Per “Ciro in Babilonia” di Rossini (Pesaro, Rof, regia Davide Livermore, scene Nicolas Bovey) ha realizzato con estrosa fantasia costumi e trucchi in bianco e nero modellati sullo stile degli abiti Anni Venti, influenzati anche da richiami al primo cinema muto e al figurativismo dell’antica cultura assiro-babilonese.

solista: Duo Leonidas Kavakos-Enrico Pace
Per la realizzazione dell’integrale sonatistico beethoveniano (Società del Quartetto di Milano e Amici della musica di Firenze) dove il segno violinistico di Kavakos, nella sua vocazione a trascendere la dimensione strumentale e puramente virtuosistica per decantare il discorso in pura evocazione sonora si salda in strettissima unità con la visione di Enrico Pace, interprete di forte impronta nell’orientare il suo straordinario bagaglio alla ricerca di quella espressività racchiusa nelle dieci Sonate.

cantanti: Evelyn Herlitzius
Per la straordinaria caratterizzazione di Ortrud nel “Lohengrin” (Milano, Scala), nella quale ha dimostrato di sposare totalmente l’idea drammaturgica di Claus Guth e Ronny Dietrich che la vuole “cattiva maestra di pianoforte” e, più ancora, algida aberrazione della figura materna. La Herlitzius tratteggia la Grafin von Telramund con vocalità impetuosa, modernissima eppure sempre attenta a non tradire il dettato wagneriano, accompagnando il canto con sontuosa e coinvolgente presenza scenica.
e Gregory Kunde
Interprete privilegiato di numerosi ed importanti titoli rossiniani, tra cui Otello, Gregory Kunde, unico tenore dall’Ottocento ad oggi, ha affrontato e risolto con eccellenti risultati anche l’omonima opera di Verdi, cantata alla Fenice di Venezia, senza dimenticare il contributo dato all’interpretazione della produzione verdiana con il Riccardo di “Un ballo in maschera” al Teatro Regio di Torino.

iniziativa: “L.T.L. (Laboratorio Toscano per la Lirica)-Opera Studio” (Pisa, Lucca, Livorno)
per il suo essersi posto dal 2001 ad oggi come iniziativa di riferimento territoriale nello sviluppo, produzione e promozione dell’opera in un’ottica di costante ricerca tra repertorio e titoli meno frequentati, l’attenzione ai giovani ed il contenimento dei costi senza venire meno alla qualità.

premio speciale: Benito Leonori
Per la ricostruzione dell’allestimento scenico di Josef Svoboda di “Macbeth” di Verdi, realizzata con perizia, tecniche e materiali moderni, adatti alle nuove apparecchiature di proiezione e di illuminazione: esemplare esempio di restauro teatrale finalizzato al recupero d’una testimonianza scenica storica altrimenti perduta, e commisurato alle dimensioni e alla dotazione dei palcoscenici dei teatri di tradizione.

premio “Filippo Siebaneck”. “All you need is X-Music”, Amici della Musica di Mestre
il progetto ideato e organizzato dagli studenti dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dei Licei Giordano Bruno e Franchetti di Mestre, Marco Polo di Venezia, del Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, e coordinato da Mario Brunello, che dà la possibilità di essere protagonisti sul palco dei singoli eventi, ma anche di pensare, gestire, promuovere l’intera rassegna.


XXXIII edizione – stagione 2013 Milano, 26 marzo 2014
La commissione della 33esima edizione del Premio “Abbiati” (Alessandro Cammarano, Andrea Estero, Carlo Fiore, Angelo Foletto, Enrico Girardi, Giancarlo Landini, Patrizia Luppi, Gianluigi Mattietti, Gian Paolo Minardi, Carla Moreni, Alessandro Mormile, Paolo Petazzi), anche sulla base delle segnalazioni scritte dei colleghi, ha designato i vincitori 2013.

migliore spettacolo: Das Rheingold di Richard Wagner (Teatro Massimo, Palermo)
Per l’originale connubio tra edificio teatrale e opera inventato da Graham Vick, che specchiava nel Massimo di Palermo il visionario mondo wagneriano. Con eloquio diretto e profondo umanesimo, condiviso dai movimenti mimici di Ron Howell, dai costumi di Richard Hudson e dalle luci di Giuseppe Di Iorio, su una lettura analitica e stringata del direttore Pietari Inkinen e con la magnetica interazione della compagnia di canto capeggiata dal Wotan di Franz Hawlata.

iniziativa: Play-It Firenze
Giunto alla terza edizione, Play it! (nel senso di “Suonalo!” e “Suona Italia!”) ha impegnato l’Orchestra Regionale Toscana in una serie di concerti che in quattro giorni proponevano lavori di autori italiani di diverse generazioni e poetiche di oggi, offrendo uno spazio prezioso a questo repertorio in un paese che con la maggior parte delle istituzioni tende a ignorare i compositori viventi.

solista: Daniil Trifonov
Per l’eccellenza delle esibizioni italiane del giovane pianista russo portato alla ribalta internazionale dalla vittoria al Concorso “ Caikovskij” di Mosca e  al “Rubinstein” di Tel Aviv. Di grande qualità, il suo pianismo si muove come sospinto da una intrinseca naturalezza, penetrata come organicamente nell’eloquenza del suono, così da vanificare ogni determinazione troppo affiorante, men che meno effettistica.

direttore: Daniel Barenboim “Der Ring des Nibelungen” di Richard Wagner (Milano, Teatro alla Scala)
Per un’interpretazione del ciclo completo che recava l’ampiezza di respiro degli sconfinati orizzonti wagneriani senza tralasciare la perfetta rifinitura di ogni dettaglio lessicale; per la definizione di un suono potente e agile allo stesso tempo; per la capacità di restituire l’unità di concezione del Ring e di tradurla nelle sue innumerevoli sfaccettature drammatiche; per la profondità di penetrazione nell’universo wagneriano maturata lungo decenni di militanza intelligente e appassionata.

regista: Emma Dante “La muette de portici di Daniel-François-Esprit Auber  (Bari, Teatro Petruzzelli)
Per aver dato voce, attraverso una sottile indagine gestuale, alla protagonista muta del grand-opéra di Auber, facendo crescere intorno a lei i drammatici affreschi delle danze e il monumentale coro finale col passo epico del popolo sconfitto: singolo o tutti; scolpiti con tecnica personale, minuziosa, emotivamente sempre vibrante.

scene, costumi, luci e video: Guy Cassiers, Enrico Bagnoli, Tim Van Steenbergen, Arjen Klerkx, Kurt D’Haeseleer “Der Ring des Nibelungen” di Richard Wagner (Milano, Teatro alla Scala)
Per la capacità dimostrata dal team creativo della Tetralogia, presentata in unica soluzione, di superare il realismo rappresentativo e parlare con immagini astratte ma coerenti e evocatrici.  Il riuscito connubio di elementi scenici,  videografici e luministici, perennemente trascoloranti e simbolicamente allusivi, restituiva al quadro visivo compattezza scenico-musicale e potenza metaforica, in rara sintonia con le utopie  d’autore.

cantante: Maria Agresta
Voce purissima di soprano lirico, dal timbro privilegiato e da colori preziosi, dalla tecnica completa, si è inserita autorevolmente nella grande tradizione italiana, in un repertorio che comprende personaggi diversi per vocalità e temperamento, da Elvira dei “Puritani” a Liù di “Turandot”. Nel 2013 ha dato un incisivo contributo all’interpretazione della produzione verdiana dagli Anni di Galera con I Masnadieri alla Fenice e “Oberto conte di San Bonifacio” alla Scala, a quella della maturità, con “Otello” a Palazzo Ducale di Venezia e al Carlo Felice.
e Francesco Meli
Tenore che, nel segno della tradizione di scuola italiana, affronta felicemente il repertorio dell’opera romantica. Voce di timbro luminoso e ricca di colori, ha donato espressività commossa all’anima sentimentale di Nemorino nell'”Elisir d’amore” (Verona e Torino) e i giusti accenti lirici ad alcune parti verdiane, come Jacopo Foscari nei “Due Foscari” e il ruolo del titolo di Ernani (Roma), Alfredo nella “Traviata” (Genova e Verona) e Riccardo in “Un ballo in maschera” (Parma e Santa Cecilia a Roma).

novità assoluta per l’Italia: Ludus de Morte Regis di Mauro Lanza
In questa trilogia, dedicata ai funerali dei tre anarchici che attentarono alla vita di Umberto I, il compositore tratta il tema della protesta civile in una dimensione sonora e teatrale di grande impatto all’ascolto, dove convivono violenza e festa carnevalesca, atmosfere drammatiche e grottesche, una scrittura corale ieratica e avvolgente, insieme a componenti gestuali e rumoristiche dal gusto iconoclasta.

premio Farulli: Quartetto Guadagnini (Fabrizio Zoffoli, Giacomo Coletti, violini – Margherita Di Giovanni, viola – Alessandra Cefaliello, violoncello)

premio speciale: I concerti di Palazzetto Bru Zane,Centre de musique romantique française (Venezia)
Per la ricerca, lo studio musicologico e l’esecuzione della produzione vocale e strumentale di un periodo storico ben delimitato in un’area geografica circoscritta, e per l’articolata attività culturale e concertistica che conduce alla riscoperta di autori poco noti, spesso maestri o ispiratori di figure di riferimento del panorama romantico non solo francese.

premio “Filippo Siebaneck”: Festa dell’opera (Brescia)
Giornata di educazione musicale permanente offerta alla città e al territorio attraverso una serie di iniziative eterogenee dal vivo (tra cui un adattamento di “Gianni Schicchi” di Puccini rivolto alle scuole) che ha coinvolto istituzioni e luoghi nella prospettiva di rinnovare il pubblico, contribuire alla diffusione della cultura, della musica e del teatro musicale considerati strumento attivo di aggregazione e convivenza civile.


XXXIV edizione – stagione 2014 Milano, 15 giugno 2015

La commissione della 34esima edizione del Premio “Abbiati” (Alessandro Cammarano, Danilo Boaretto, Luca Chierici, Andrea Estero, Carlo Fiore, Angelo Foletto, Enrico Girardi, Giancarlo Landini, Gianluigi Mattietti, Gian Paolo Minardi, Gregorio Moppi, Carla Moreni, Alessandro Mormile, Giangiorgio Satragni, Paolo Petazzi), anche sulla base delle segnalazioni scritte fatte pervenire in fase consultiva dai colleghi, ha designato i vincitori 2014.

migliore spettacolo: Les Troyens di Hector Berlioz (Teatro alla Scala, Milano)
Per lo spettacolo completo, ricco di colpi di scena e ancor più di affetti. Diretto magistralmente da Antonio Pappano, col sontuoso coro di Bruno Casoni. Trionfo di effetti nella regia di David McVicar, con scene sontuose di Es Devlin, costumi napoleonici di Moritz Junge, coreografie acrobatiche di Lynne Page. Esaltazione dei tre stili di canto ricreati da Berlioz con le voci di Caterina Antonacci, autentica tragédienne, Daniela Barcellona e Gregory Kunde, tra squilli e commozione.

iniziativa: “Divertimento Ensemble Milano
Per la costante intensa attività dell’Ensemble nella diffusione della musica di oggi, aperta in molte direzioni ad autori di tendenze e generazioni diverse, con grande attenzione alle nuove leve, alle quali sono stati riservati anche spazi specifici attraverso l’iniziativa del compositore in residence e i concorsi nazionali e internazionali per giovani compositori. All’attività concertistica si affianca quella didattica con i corsi di direzione e interpretazione.

solista: Evgeny Kissin
Per il rinnovamento continuo di una visione interpretativa che lo ha portato al raggiungimento di una sintesi ideale tra virtuosismo e profondità di pensiero nell’esecuzione degli autori russi, e in particolare del secondo Concerto di Rachmaninov presentato a Roma con Antonio Pappano e l’orchestra di Santa Cecilia.

direttore: Myung-Whun Chung
Per il rinato, appassionato slancio interpretativo con il quale, senza nulla togliere alla sua naturale attitudine per lo scavo analitico, ha dato vita all’edizione del Simon Boccanegra verdiano rappresentata alla Fenice di Venezia e che ha caratterizzato l’attività sinfonica con l’Accademia di Santa Cecilia e l’Orchestra Filarmonica della Scala.

regia, scene, costumi e video: Johannes Weigand, Jürgen Lier, Jakob Creutzburg “(La Porta Della Legge di Salvatore Sciarrino (Teatro Malibran, Venezia)
Per la pregevole traduzione scenica dell’inconsueta drammaturgia “circolare” concepita dal compositore nella sua preziosa partitura. Per l’invenzione di uno spazio metafisico e paradossale che inverte prospettive e punti di vista teatrali aderendo alla dimensione illusoria della parabola kafkiana; e per l’elaborazione di un’originale grammatica dei corpi, iterativa e modulare come negli ossessivi dialoghi d’autore ma di straordinaria vividezza ed eloquenza rappresentativa.

cantante: Olga Peretyatko
Per le qualità di una voce morbida e luminosa, per il valido metodo di canto e l’abilità nella coloratura che hanno permesso al giovane soprano russo brillanti risultati, specie nel repertorio rossiniano. Nel 2014 alla Scala di Milano in “Carskaja Nevesta” (Una sposa per lo Zar) di Nikolaj Rimskij-Korsakov ha confermato le eccellenti doti vocali e si è dimostrata interprete incisiva, dando pieno risalto al personaggio di Marfa e contribuendo alla valorizzazione di un titolo significativo, benché desueto.
e Simone Piazzola
Autentica voce di baritono verdiano, al suo debutto nel ruolo, ha disegnato un Simon Boccanegra visceralmente intenso, combattuto tra politica e amore, nobilmente energico ed al contempo lacerato, tenero ed autoritario. La voce pastosa e brunita, la linea di canto uniforme, il fraseggio intenso trovano perfetta intesa con la straordinaria lettura drammatica e musicale del direttore.

novità assoluta per l’Italia: Francesco Filidei,Ogni gesto d’amore per violoncello e orchestra.Fiori Di Fiori per orchestra.Finito ogni gesto per 6 strumenti
(Torino, Auditorium, Rai Nuova Musica – Milano, Orchestra Verdi – Firenze, Teatro Verdi, Play It!) C’è un lato istrionico e uno romantico nella musica di Filidei. Si alternano processi di sottrazione e frammentazione del suono con altri di tipo cinetico e gestuale. L’originalità di questo linguaggio musicale è testimoniata dai due lavori ispirati a un verso di Sanguineti, con gli squarci cantabili del violoncello solista in Ogni gesto d’Amore e le trame rumoristiche in Finito ogni gesto. In Fiori di fiori, alcuni motivi di Frescobaldi sono filtrati attraverso suoni e soffi che mimano la meccanica dell’organo, strumento di cui Filidei è anche attivo interprete.

premio Farulli: Quartetto Noûs (Tiziano Baviera, Alberto Franchin, violini – Sara Dambruoso, viola – Tommaso Tesini, violoncello)

premio speciale: Fattoria Vittadini (Pavia)
Per la sostanziosa presenza coreutica e di movimenti scenici dei giovani componenti della Fattoria Vittadini di Milano – nata dalla Scuola intitolata a Paolo Grassi – che hanno fornito originale e viva materia teatrale alle drammaturgia barocca spoglia di Armida di Traetta e La lotta d’Ercole con Acheloo di Steffani, in prima moderna al XV Festival Della Valle D’itria di Martina Franca.

premio “Filippo Siebaneck”: Compasso Da Navegare (Genova)
Per la vocazione multiculturale della Galata Electroacustic Orchestra, esemplare modello di integrazione formativa costituito dalle Università e Conservatori di Genova (coordinatore), Istanbul, Barcellona e Cagliari; per il rigore del gioco improvvisativo esibito nel concerto “Compasso da navegare” diretto da Roberto Doati e Tolga Tüzün alla Biennale Musicale di Venezia, e per l’originale connubio tra linguaggio contemporaneo e suoni/strumenti delle tradizioni musicali mediterranee, realizzato con disciplina strumentale, fantasia progettuale e senza concessioni “esotistiche”.


XXXV edizione – stagione 2015 Bergamo, 7 giugno 2016

La commissione della 35esima edizione del Premio “Abbiati” (Alessandro Cammarano, Danilo Boaretto, Andrea Estero, Carlo Fiore, Angelo Foletto, Enrico Girardi, Giancarlo Landini, Gianluigi Mattietti, Gian Paolo Minardi, Gregorio Moppi, Carla Moreni, Alessandro Mormile, Paolo Petazzi), anche sulla base delle segnalazioni scritte fatte pervenire in fase consultiva dai colleghi, ha designato i vincitori 2015.

premio speciale Gianandrea Gavazzeni nel ventennale della morte: Corrado Rovaris
Per aver condotto felicemente in porto la sfida di far rivivere Anna Bolena in edizione critica completa, per la prima volta in età moderna. Per l’intelligenza della lettura, giocata sul filo di dinamiche stringenti ma mai convulse e di ritmi capaci di sciogliersi in elegiache morbidezze, che ha illuminato di luce nuova il titolo d’autore inserendosi con autorità nella storia interpretativa donizettiana di cui Gianandrea Gavazzeni è stato maestro, con esiti storici proprio a partire dalla prima riscoperta moderna di Anna Bolena nel 1957.

miglior spettacolo: The Bassarids di Hans Werner Henze (Roma, Teatro dell’Opera)
Per la scelta inconsueta e coraggiosa di proporre in apertura di stagione, in prima nazionale nell’originale inglese, l’opera che in Italia era stata rappresentata solo nel 1968. Per la qualità complessiva dell’allestimento che si valeva della direzione di grande chiarezza e intensità di Stefan Soltesz, di una compagnia di canto di alto livello e della regia di Mario Martone che raccontava l’orrore della vicenda con efficacia e sapiente forza allusiva.

miglior direttore: Daniele Gatti
Per la bravura, il braccio impeccabile, il pensiero autentico, con cui ha concertato Falstaff di Verdi alla Scala osando una lettura profonda e nuova, Pelléas et Mélisande al Maggio Musicale Fiorentino decadente e romantico insieme, e le Sinfonie di Beethoven con la Mahler Chamber Orchestra in varie città italiane, ricreate secondo prospettive originali, in laboratorio di sonorità.

miglior regista: Guy Joosten Elektra di Richard Strauss (Bologna, Teatro Comunale)
Per la qualità e intensità dello scavo psicologico con cui il regista ha decifrato e riconsiderato le relazioni tra i personaggi, in particolare tra Elettra e Clitennestra, sviluppando un gioco comportamentale ricco di notazioni minime ma penetranti, in grado di rendere giustizia al sofisticato esercizio decadentistico e ai serpeggianti risvolti ironici di libretto e partitura; e con un finale sconvolgente, di rivelatrice coerenza teatrale.

miglior scenografo: Paul Steinberg CO2 di Giorgio Battistelli (Milano, Teatro alla Scala)
Per la risolutrice, condivisa e influente, inquadratura visiva dello spettacolo, che pur operando attraverso una struttura quasi fissa che richiamava uno schermo tablet, ne utilizzava con inventiva video-scenografica i dettagli grafici caratteristici: individuando, in dialogo serrato con la musica, una caratterizzazione spaziale e narrativa che operava da drammaturgia aggiunta, talvolta autosufficiente.

miglior costumista: Anna Watkins Jenůfa di Leóš Janáček (Bologna, Teatro Comunale)
Per i bellissimi e scenografici costumi tradizionali, opulenti nei tessuti e minuziosi nella fattura, che nel primo e terzo atto sottolineavano con forza l’idea registica di un mondo fatalmente statico ove tutto sembra impedito. Per l’efficace contrasto con gli abiti miseri e quotidiani del secondo atto, attraverso i quali si estrinsecava la natura intima dei protagonisti e della loro arida e violenta sfera privata.

migliore novità per l’italia: Aureliano Cattaneo Insieme; Parole di settembre
Per Parole di settembre (2012-13) proposto in apertura della Biennale Musica 2015, e Insieme (2015) commissione di Milano Musica, che presentavano sfaccettature diverse della sua musica e dell’originale ricerca sul suono. In particolare nei tre libri di Parole di settembre le “parole” di Sanguineti offrivano una grande varietà di stimoli che l’autore ha colto trasfigurato con estrosa ironia, con raffinata e sapiente scrittura strumentale, con mobile scrittura vocale.

migliore novità per l’italia: Alessandro Solbiati Il suono giallo
Anche se non è la prima volta che il visionario Der Gelbe Klang di Kandinskij viene trasformato in opera, Il Suono Giallo di Alessandro Solbiati, concepito come una sorta di sinfonia scenica, ha colpito il pubblico del Comunale di Bologna per la finezza e la densità della scrittura musicale (curatissima nella direzione di Marco Angius), ricca di atmosfere, di umori contrastanti, di continue metamorfosi armoniche, per la concentrazione espressiva degli intermezzi, per il raffinato gioco di “madrigalismi” nelle parti vocali, reso ottimamente dalla prova dei due cori e dei cinque solisti.

miglior cantante: Carmela Remigio
Artista di spicco nel panorama dell’attuale scena lirica per tecnica, musicalità e convincente gioco scenico ha fornito prove di valore, sostenute dall’adeguata conoscenza dello stile di ogni partitura, come ha dimostrato alla Fenice di Venezia in Alceste di Gluck e al Donizetti di Bergamo in Anna Bolena, di cui ha cantato la versione integrale dell’edizione critica.

miglior cantante: Nicola Alaimo
Baritono italiano che ha saputo, attraverso un fraseggio sincero ed equilibratissimo, offrire una interpretazione del protagonista nel Falstaff di Verdi al Teatro alla Scala, umanamente toccante, teatralmente equilibrata fra narcisistica ironia e irrefrenabile gioia di vivere, sempre nel segno di una sorvegliata disciplina vocale autenticamente verdiana.

miglior solista: Beatrice Rana
Per aver dimostrato, attraverso l’esecuzione a solo o in orchestra, che l’arte del virtuosismo pianistico si basa sul dominio della tecnica e sulla ricerca stilistica anziché sulla demagogia del giovane interprete di genio; per aver caratterizzato la scena pianistica contemporanea con esecuzioni paradigmatiche di Bach, Beethoven, Schumann, Čajkovskij, Bartók, Prokof’ev; per la leggerezza e l’ostinato rigore che la contraddistinguono in un panorama molto spesso offuscato dal sensazionalismo.

miglior gruppo da camera: Zefiro
Per l’assidua attività di ricerca, divulgazione ed esecuzione della musica d’insieme per strumenti a fiato dei secoli xvii e xviii, con particolare riferimento al barocco tedesco, al repertorio della Harmoniemusik e, in senso lato, a una civiltà del suono molteplice le cui sfumature sono sempre portatrici di senso; per l’ampiezza della gamma timbrica, l’eloquio del cantabile e la costante pregnanza delle scelte espressive che ne fanno da molti anni un punto di riferimento internazionale.

migliore iniziativa: Ensemble L’arsenale (Treviso)
Fondato nel 2005 a Treviso da un gruppo di giovani guidati da Filippo Perocco, ha scelto un tipo di suono molto particolare, sfruttando vari tipi di estensioni elettroniche degli strumenti. Con 120 commissioni all’attivo, con il sostegno della Fondazione Siemens, con un’attività internazionale consolidata, organizza ogni anno una rassegna di musica contemporanea tra le più originali nel panorama italiano.

premio Piero Farulli: Quartetto Maurice (Georgia Privitera violino, Laura Bertolino violino, Francesco Vernero viola, Aline Privitera violoncello).
Per l’impegno e la passione cameristica presto indirizzata al repertorio di oggi di cui i giovani musicisti torinesi sono diventati interpreti e apostoli di riferimento, rimarcando l’importanza e la vitalità della letteratura quartettistica moderna e sollecitando la creatività degli autori per nuove composizioni dedicate.

premio Filippo Siebaneck 200.com (Como, Teatro Sociale)
Per la qualità del progetto trasversale, aperto a tutta la città di Como, che si è ritrovata per la terza stagione consecutiva – in crescente entusiasmo – a cantare le parti corali di Pagliacci (dopo Cavalleria rusticana e Carmina Burana) affidate a centinaia di “dilettanti”, accuratamente preparati in appositi laboratori, a dimostrare la bellezza l’accessibilità e il ruolo sociale dell’opera partecipata.

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