I Premio Abbiati

XLIV Premio Abbiati – vincitori stagione 2024

Riunione Milano, 5 marzo 2025

Considerate le segnalazioni fatte pervenire in fase consultiva dai colleghi, la commissione della 44a edizione del Premio della critica musicale “Franco Abbiati”, presieduta da Angelo Foletto e composta dal direttivo dell’Associazione Nazionale dei Critici Musicali (Andrea Estero (presidente), Alessandro Cammarano, Carlo Fiore, Gianluigi Mattietti, Carla Moreni e Roberta Pedrotti) e da sette critici eletti dagli iscritti fra i soci dell’ANCM (Attilio Cantore, Lorenzo Tozzi, Susanna Franchi, Cesare Galla, Giancarlo Landini, Gregorio Moppi, Alessandro Rigolli). Tutti insieme hanno decretato i vincitori, scegliendo tra produzioni, concerti e iniziative svoltesi nei teatri e nelle sale da concerto italiane nell’arco del 2024.

Spettacolo: Ermione (direttore Michele Mariotti, regia Johannes Erath; Pesaro, Rossini Opera Festival) 

Per la lettura articolata attraverso il rapporto simbiotico fra concezione musicale e teatrale, con un’unità di intenti e una qualità protese, secondo il principio enunciato dal fondatore del Festival Gianfranco Mariotti, non alla lusinga rassicurante, ma alla riflessione e alla discussione sull’opera stessa.

Premio speciale: Manon Manon Manon (Torino, Teatro Regio) 

Per l’originale idea di rendere omaggio al primo centenario della morte di Puccini affiancando alla Manon Lescaut le altre due opere sullo stesso soggetto: Manon Lescaut di Auber e Manon di Massenet, realizzando così un progetto unico che, con un grande sforzo organizzativo e progettuale, proponeva anche le tre opere tre sere di seguito.

Premio “Piero Farulli”: Trio Rinaldo

Leonardo Ricci violino
Rebecca Ciogli violoncello
Lorenzo Rossi pianoforte

Premio “Filippo Siebaneck”: Progetto Social Opera (Jesi)

Per la concezione di ampio respiro che rende concreti i principi di inclusione e partecipazione in un percorso sociale condiviso che avvicina all’opera categorie svantaggiate e diversamente abili, facendo della musica, del teatro e della danza uno strumento di crescita, consapevolezza, integrazione.

Direttore: Emmanuel Tjeknavorian

Per la carica artistica e umana, la sorprendente maturità interpretativa, la profonda collaborazione instaurata con i musicisti dell’Orchestra (guidati come violinista in preziosi impaginati da camera) e la non scontata fisionomia dei programmi proposti nei primi mesi come direttore musicale della Sinfonica di Milano, riportata con esuberante crescita esecutiva e di simpatia al centro della vita musicale cittadina e dell’affetto del pubblico.

Novità per l’Italia: Samir Odeh-Tamimi, Roaïkron (Venezia, Biennale Musica) 

A Roaïkron di Samir Odeh-Tamimi, eseguito alla Biennale di Venezia dal Christian Benning Percussion Group: lavoro per sei percussioni disposte intorno al pubblico, emblematico del linguaggio musicale veemente e drammatico del compositore palestinese, capace di tradurre in suoni la materia che forma gli anelli di Saturno, con materiali ritmici dai colori diversi e dalla forza primitivistica.

Regia: Moshe Leiser e Patrice Caurier (Mefistofele, Venezia, Gran Teatro La Fenice)

Per la rara messinscena dell’opera di Boito alla Fenice di Venezia, nella quale la coppia registica rappresenta con disincantata ironia i mali contemporanei, cogliendo al contempo il sarcasmo irridente che è il fondamento dell’opera.

Scene: Dmitri Tcherniakov (Rusalka, Napoli, Teatro di San Carlo)

Per l’invenzione di uno spazio immaginifico, dove il regista debutta firmando una Rusalka raccontata come fiaba al presente, ritagliata azionando in sequenza pannelli sofisticati, orizzontali o verticali, intrecciando ambienti da enormi a minuscoli, mischiando tecnologia al computer e macchinistica barocca, dov’è la scenografia a dettare da protagonista il passo della drammaturgia.

Costumi: Eva-Maria Van Acker (Le grand macabre, Palermo, Teatro Massimo)

Per aver condensato molteplici suggestioni letterarie, cinematografiche, storiche e culturologiche in un corredo che si è rivelato consistente sia rispetto al Grand Macabre di Ligeti sia al suo status di classico dell’opera contemporanea.

Ensemble: Jack Quartet

Per il concerto per il Festival di Spoleto, unica tappa italiana, dove il quartetto dei giovani acclamati Christopher Otto e Austin Wulliman violino, John Richards viola, Jay Campbell violoncello ha interpretato con lettura abbagliante, virtuosismo, fantasia e incisività le pagine americane di Ruth Crawford Seeger, Gabriella Smith, Amy Williams (Tangled Madrigal, prima italiana) e George Lewis.

Solista: Ettore Pagano

Per la sua intensa attività concertistica declinata in impaginati raffinati e sostanziata in esecuzioni ogni volta esemplari per qualità tecnica e per sensibilità emozionale del gesto e del pensiero strumentale.

Cantanti: Mariangela Sicilia, Cecilia Molinari

Cecilia Molinari
Per il suo Ariodante al Festival della Valle d’Itria, cesellato nel fraseggio, caleidoscopico nei colori, dalle agilità perfette e caratterizzato da luminosa ricchezza espressiva.

Mariangela Sicilia
Per la tornitura preziosa di una vocalità erede della miglior scuola italiana e posta sempre al servizio di un’intenzione musicale e interpretativa intelligente e consapevole dello stile, in particolare evidenza nel colore e nell’accento del canto pucciniano, con particolare riferimento alla Rondine cantata al Teatro alla Scala.