I Premio Abbiati

XLV Premio Abbiati – vincitori stagione 2025

Riunione Milano, 10 marzo 2026

La giuria – composta dal direttivo dell’Associazione Nazionale dei Critici Musicali (il presidente Andrea Estero, Alessandro Cammarano, Carlo Fiore, Gianluigi Mattietti, Carla Moreni, Roberta Pedrotti, Alessandro Rigolli) e da sette critici eletti dagli iscritti fra i soci dell’ANCM (Attilio Cantore, Sandro Cappelletto, Susanna Franchi, Giancarlo Landini, Gregorio Moppi, Lorenzo Tozzi, Gaia Varon) – tenendo conto anche delle segnalazioni ricevute dagli altri soci, ha decretato i vincitori, scegliendo tra produzioni, concerti e iniziative svoltesi nei teatri e nelle sale da concerto italiane nell’arco del 2025. L’edizione di quest’anno viene dedicata alla memoria di Angelo Foletto, maestro della critica musicale italiana recentemente scomparso che è stato presidente dell’Associazione per quasi trent’anni e ha dato un grande contributo al dibattito musicale contemporaneo.

Spettacolo: Der junge Lord di Hans Werner Henze

(direttore Markus Stenz, regia Daniele Menghini; Firenze, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino)

A Der junge Lord di Henze, per la prima volta proposto in lingua originale in Italia. Spettacolo di respiro corale, regolato come l’ingranaggio di un carillon perturbante, in cui ogni interprete del numeroso cast – insieme ai complessi del teatro, con la direzione mobile e incisiva di Markus Stenz – è riuscito a sincronizzarsi con il passo di questa satira agrodolce, che il regista Daniele Menghini ha ambientato in un Ottocento da libro illustrato per l’infanzia, ma ambiguo, maligno.

Direttore: Alexander Soddy

(Siegfried e Die Walküre, Teatro alla Scala di Milano; Salome e Macbeth, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino)

Per il debutto in Italia e in un numero significativo di partiture importanti, con le quali il direttore inglese ha ottenuto i migliori risultati su capisaldi di Wagner, Mozart, Strauss e Verdi. Alla Scala, dove ha appena concluso il Ring, Alexander Soddy ha risolto un coerente Così fan tutte di Mozart, saldo nella concertazione, controllato in ogni dettaglio, anche nei recitativi al fortepiano. Al Maggio Musicale Fiorentino la sua Salome ha brillato per il disegno sostenuto, a grande arcata sinfonica, in perfetto dialogo buca-palcoscenico; e il suo Macbeth si è tradotto in una lettura ricca di contrasti, di grande impatto, combaciante con la regia di Mario Martone.

Regia: Cecilia Ligorio

(Mitridate Eupatore, Teatro Massimo di Palermo;Il re pastore, Opera di Roma)

A Cecilia Ligorio per la regia del Re pastore all’Opera di Roma e per quella di Mitridate Eupatore al Massimo di Palermo, dove si è apprezzata la capacità di rendere attuale un soggetto barocco, sottolineandone il profondo valore etico. La sua lettura dell’opera scarlattiana non ha voluto essere un semplice aggiornamento, ma un riconoscimento della eterna vitalità di sentimenti politici e familiari, come la rabbia, la vendetta, il lutto, il dolore e la solitudine, ma soprattutto il perdono, in una efficace rilettura, densa di pathos, del mito classico e del teatro greco.

Scene: Gary McCann

Hamlet, Teatro Regio di Torino Die Liebe der Danae, Teatro Carlo Felice di Genova

Nell’Hamlet di Ambroise Thomas messo in scena al Teatro Regio di Torino, le scene imponenti e il fastoso palazzo immaginati da Gary McCann sottolineano per contrasto la solitudine di Amleto: bastano un campo di grano per ricordare la sua infanzia o le lenzuola bianche sui mobili per anticipare la tragica morte di Ofelia. In Die Liebe der Danae di Richard Strauss, preziosa rarità proposta dal Carlo Felice di Genova, McCann ha ambientato il mito nel “mondo di ieri” caro al compositore, inventando situazioni sceniche ricche di inventiva e di ironia, sullo sfondo delle rovine di un teatro bombardato: il periodo della genesi dell’opera si specchia così nelle paure di oggi con toccante sensibilità.

Costumi: Giada Masi

(Hamlet, Teatro Regio di Torino)

A Giada Masi per aver saputo rappresentare, nell’Hamlet di Ambroise Thomas andato in scena al Teatro Regio di Torino, lo splendore della corte di Danimarca sottolineando in blu la solitudine di Amleto, in bianco, ma con gli anfibi, la purezza di Ofelia, in viola la sfrontatezza della Regina Gertrude. Restituendoci uno Shakespeare ottocentesco e fantasioso, con costumi lussureggianti ma ironici, colorati ma elegantissimi.

Novità per l’Italia: Alex Paxton

Spit Crystal Yeast-rack, dripping
(Padova, Scatola Sonora)

È una musica eclettica e ipercinetica, libidinosa e “queer” quella di Alex Paxton, dove i generi musicali più diversi, dalla musica antica al pop, vengono fatti a pezzi e mescolati come in un grande frullatore sonoro. Lo ha dimostrato il concerto monografico dell’Ensemble degli Intrigati, diretto da Andrea Molino, nella rassegna padovana Scatola Sonora, dove si è ascoltato Spit Crystal Yeast-rack, Dripping (à l’orange), insieme ad altri lavori cameristici come Dadd’s Fairies. Lodevole aver intercettato un fenomeno musicale molto diffuso a livello internazionale, ma finora ignorato in Italia.

Solista: Alexandre Kantorow

Reduce da un concerto, rivelatore, con la Filarmonica della Scala in cui ha lasciato affiorare, nel Terzo di Prokofiev, inedite intenzioni cantabili e lacerti di melodie, Alexandre Kantorow incarna le ragioni di un nuovo pianismo, votato all’estro e al rigore della soggettività. Virtuosismo ardente ma interiorizzato, dominio e controllo del tempo senza ossessioni metronomiche, idee nuove sui compositori che affronta, il pianista francese ha convinto con un’esecuzione molto personale e interiorizzata della Rapsodia su temi di Paganini di Rachmaninov (Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, direttore Kazuki Yamada), lontana da pregiudizi e stereotipi effettistici talvolta attribuiti all’autore.

Ensemble: De Labyrintho

All’ensemble De Labyrintho e al suo direttore Walter Testolin che – nel coltivare la polifonia come semantica della voce, della parola e del canto – hanno reso un prezioso contributo alla conoscenza e alla messa a fuoco dello stile di Palestrina. La loro interpretazione del Canticum canticorum è stato il momento più alto del quinto centenario del compositore.

Cantanti: Vida Miknevičiūtė e Luca Salsi

Vida Miknevičiūtė (Die Walküre, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Roma)

Nella Walküre all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il soprano lituano Vida Miknevičiūtė restituisce, con vocalità perentoria ed espressiva, la totalità del personaggio wagneriano di Sieglinde: prigioniera di un matrimonio subito, illuminata da una folgorazione d’amore prima inconsapevole, poi determinata. Esaltazione, sensuale abbandono, desiderio di riscatto, materna fierezza: la sua voce si fa corpo scenico raggiungendo e comunicando una mirabile interiorizzazione della parte.

Luca Salsi (Macbeth, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; Rigoletto, Teatro la Fenice di Venezia e altro)

Schietta voce di baritono, tra le più autorevoli degli ultimi decenni, sostenuta da una tecnica di alta scuola, Luca Salsi è stato interprete di riferimento di alcuni dei grandi personaggi del repertorio italiano (tra gli altri Gérard al Regio di Parma, Rigoletto alla Fenice, Macbeth al Maggio Musicale Fiorentino), utilizzando la sua sorgiva musicalità e la sua incisiva sensibilità artistica, per approfondire la drammaturgia delle diverse opere affrontate.

Premio “Piero Farulli”: Trio Kobalt

(Irenè Fiorito violino; Lorenzo Guida violoncello; Riccardo Ronda pianoforte)

Iniziativa musicale: Prima esecuzione italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten

(Festival della Valle d’Itria di Martina Franca)

Con la prima italiana di Owen Wingrave di Benjamin Britten il Festival della Valle d’Itria compie un gesto di alto valore artistico. La regia essenziale di Andrea De Rosa, la direzione analitica di Daniel Cohen e un cast di grande compattezza espressiva restituiscono con chiarezza la visione pacifista del compositore, dando vita ad uno spettacolo di forte tensione drammatica e rigorosa costruzione teatrale. Ne nasce un atto scenico di rara intensità, capace di trasformare la partitura in un potente momento di riflessione civile e di interrogare con lucidità il nostro presente.

Premio speciale: Tre atti unici di Gino Negri

(Spoleto, Teatro Sperimentale)

Per l’originale e coraggiosa scelta di proporre al Teatro Caio Melisso, nella Stagione del Lirico Sperimentale di Spoleto, tre atti unici di Gino Negri (Vieni qui Carla, Giorno di nozze, Tè alle tre), singolari esempi di opera in musica degli anni Cinquanta, valorizzandoli attraverso la direzione efficace e puntuale di Marco Angius e la regia ironica, elegante e allusiva di Pier Luigi Pizzi, alla guida di un cast giovane e promettente.

Premio “Filippo Siebaneck”: Opera White

(Teatro Sociale di Como)

Per la costruzione di un progetto operistico destinato agli ospiti delle Rsa in Lombardia, dove Opera White – ideato da Francesco Malanchin come tesi di laurea e giunto alla sua quarta edizione – è diventato l’ultimo fruttuoso tassello del percorso di Opera Education-Aslico. Seguendo il modello di opera-partecipata, agli anziani di una ventina di case di riposo in Lombardia è stato proposto Falstaff di Verdi, eseguito da un gruppo di giovani cantanti e confezionato secondo una drammaturgia che permetteva il coinvolgimento vocale ed emotivo degli attempati spettatori, rivitalizzati nel piacere dell’ascolto teatrale e insieme stimolati nel recupero di capacità mnemoniche e di apprendimento.